La settimana che inizia.
Dunque c’è quella riunione a Tivoli parecchio importante. Vediamo di fare un progetto con il comune… e direi finalmente. Poi bisogna andare a vedere la casa a Sutri. Bisognerà rivedersi tutti quanti per decidere cosa fare.
La cosa più importante però è che venerdi comincio la scuola.
Vorrei prendere appunti fatti molto bene e organizzarli altrettanto bene. Vorrei che gli altri operatori ne potessero giovare. Debbo capire dove postarli… C’è tumblr, ma lì ci metto cose molto mie e non mi va di appesantirlo. Poi adolescenzamancata va bene come portavoce di epochè. Il blog di epochè potrebbe essere un buon luogo… e infine wordpress… che mi sembra serio e si presta bene.
Poi vediamo. Potrei cominciare con epocheonlus e wordpress. Questo mi finisce sul gruppo di epo in FB… così a tutti viene notificato il post.
Alla fine saremo la casa famiglia più online del mondo!
Chiaramente questa rete sarà finalizzata alla comuinicazione della teoria. E il comitato a poter dare ricerca ed espressione
Ottobre 20, 2008
questa settimana
Ottobre 17, 2008
reflects.back
Faccio seguire una breve sintesi di un articolo di Winnicott come riflessione per la serata del comitato scientifico.
L’odio nel controtranfert
D.W.Winnicott
Il tema è quello dell’ambivalenza.
W. prende come riferimento l’analisi degli psicotici. Nella cura l’odio dell’analista deve essere riconosciuto e cosciente. Come se l’analista stesso dovesse essere analizzato.
I malati di mente (la sofferenza mentale) coinvolgono coloro che li assistono in modo eccezionale e grave. Ci si carica di un fardello emozionale che ha una sua propria natura.
Bisogna rendersi conto che per quanto si ami il paziente l’odio e la paura faranno parte del rapporto con queste anime.
Fenomeni di controtranfert:
1. Anormalità del controtransert dei sentimenti e dell’identificazioni che sono rimosse dall’analista.
2. identificazioni e tendenze che riguardano le scelte personali di vita dell’analista.
3. Controtransfert autenticamente oggettivo, amore e odio oggettivamente osservabili.
Nella cura di psicotici e delle tendenze antisociali dobbiamo tenere conto delle reazioni oggettive nei confronti del paziente. Questa sarà una parte importante della cura stessa.
Il paziente apprezza nell’analista solo ciò che egli stesso è in grado di sentire.
Dunque per lo psicotico, per il quale odio e amore coincidono, vale lo stesso discorso. Ovvero penserà che anche chi si prenda cura di lui abbia questo primitivo funzionamento . E se l’analista lo ama sarà certo che lo ucciderà.
Questa coincidenza implica una carenza ambientale nell’epoca delle prime pulsioni istintuali verso l’oggetto. Dunque sarà bene che non si neghi l’odio che è giustificato, se poi è questa la posizione in cui si è collocati, ma è anche bene che poi sia utilizzato.
Quindi importante sarà cogliere le cose più primitive di noi stessi.
C’è una grande differenza nell’analisi ( ma per noi in casa famiglia è lo stesso, se non esponenzialmente più vero!) tra quelle persone che hanno avuto esperienze soddisfacenti nella primissima infanzia e quelle che invece che invece ne hanno avute di così complicate che siamo noi i primi nella loro vita a rivestire questo ruolo ambientale.
“Per il nevrotico il divano, il calore ed il benessere possono simbolizzare l’amore materno; per lo psicotico sarebbe più esatto dire che queste cose sono l’espressione fisica dell’amore dell’analista.”
Nelle situazioni normali l’odio dell’analista rimane latente. Con gli psicotici questo odio ugualmente rimarrà latente ma a costo che l’analista ci lavori sopra. Ci sono anche dei momenti in cui l’analisi richiede l’espressione di un odio oggettivo altrimenti il paziente non potrà mai permettersi un amore oggettivo.
L’ipotesi che fa W. è che la madre odi il bambino prima che il bambino odi la madre e prima che il bambino passa sapere che la madre lo odia.
Lo psicotico non potrà tollerare il suo odio nei confronti dell’analista finché questo non sarà capace di di odiare il paziente.
Ottobre 17, 2008
Il comitato
Vorrei che il comitato partisse prendendo in considerazione un articolo di Winnicott sull’odio nel controtransfert. Qui su ho scritto delle cosette…
Ottobre 17, 2008
il corpo, dagli abstract di catania
“Le condotte a rischio sono modi ambivalenti di lanciare un appello a quelli che stanno vicino, a quelli che contano. esse costituiscono una maniere estrema di costruzione di senso e di valore, testimoniano la resistenza attiva del giovane e i suoi tentativi di rimettersi al mondo.”
D. Le Breton
Funzioni psichiche e rappresentazionali del corpo in adolescenza. Periodo in cui, con il sopraggiungere della pubertà, l’adolescente si confronta con la nuova realtà del corpo sessuato.
Nuove sensazioni che non trovano rappresentazioni fantasmatiche. Questo cammino porta l’adolescente ad appropriarsi di nuovo criteri, nuovi strumenti che regolano le tensioni interne.
“Il corpo in adolescenza è il baluardo che rimarca i confini e il perturbante minaccioso insieme”.
‘ il punto di riferimento costante, ma al tempo stesso il limite stesso. Tutto può collassare sul corpo e trovare lì un ancoraggio alle angosce.
Si può dire che in queste forme di funzionamento “regredienti” si possono intravedere delle modalitàtransitorie di cui si avvale l?apparato psichico per riorganizzare il campo rappresentazionale. Dunque con una funzione evolutiva.
Carau Fusacchia
La pubertà è un crocevia. Un luogo dove si ritrovano le modalità dell’infanzia, che comincia ad essere passato, una futura identità adulta testimoniata dai cambiamenti del corpo, dai contenuti fantasmatici. Il crocevia evoca anche lìedipo. Nella pubertà si rivista questo scenario e anche per questo motivo la pubertà spesso asse di riferimento per della patologia adolescenziale.
Nel crocevia convergono i nodi irrisolti del passato. Questo implica il concetto di posteriorità come elaborazione, lavoro della memoria e della coscienza che costantemente riprende e ricostruisce il passato per significarlo nel progetto.
Carbone
Rammentae, ricordare, imembrare forse…
Carbone
Tutto il nostro organismo è memoria. E non solo. Siamo memoria e abbiamo memorie.
Tre tipi di memoria negli esseri umani: rammentare, ricordare, rimembrare.
Nel ram-mentare ciò che viene ricordato è un codice digitale che può essere combinato con altri codici digitali in elaborazioni che sono la manifestazione della nostra razionalità.
Nel ri-cordare ciò che viene rievocato è una configurazione emotiva.
Nel ri.membrare ciò che viene rievocato è una sequenza motoria.
Sono memorie lontane dalla consapevolezza molto vicine ad una memoria somatica. Questo però vuole anche dire che se le possibilità di movimento sono ridotte da vincoli acquisiti non sarà possibile rimembrare certi movimenti.
In adolescenza, grazie alla tempesta ormonale, vengono riprogrammati alcuni schemi motori. I legami articolari sono più elastici, ed è dunque possibile tale riprogrammazione anche delle memorie articolari profonde.
E? molto interessante riflettere sul come una cura fondata sulla parola rimetta in moto anche questo tipo di memoria. Il nostro linguaggio infatti per quanto arbitrario e espressione di una codifica digitale è anche incarnato in una voce.
Il linguaggio verbale e quello del corpo di fondano su due logiche differenti: il linguaggio verbale è portato di significati, si fonda sul codice digitale ed è discontinuo perché è arbitrario, quello del corpo si fonda sul gesto, è portatore di senso, e si colloca su un piano analogico e della continuità.
Il linguaggio, seppure è uno strumento molto potente nell?evoluzione dell’essere umano, “tradisce” quel senso che solo il corpo sembra portare. c’è sempre la possibilità di questo scarto, che il linguaggio, la parola, possa male interpretare, diacronia fra il senso e il significato, fra il corpo e la mente.
Ma rimane pur sempre la parola l’unico luogo possibile di una sicronia.
Ottobre 8, 2008
Comitato scientifico
Sentendo le discussioni all’interno dell’unione delle case famiglia, partecipando ai gruppi di studio, abbiamo deciso di dare vita ad un comitato interno ad Epoché che si interessasse dell’elaborazione, della presentazione e della condivisione in una metodologia comune.
Sarà compito di questo comitato ritrovarsi per discutere della teoria di riferimento della casa famiglia, del ruolo significativo dell’operatore, del dispositivo terapeutico in cui lavoriamo. Un obiettivo importante è quello di portare all’esterno una riflessione che vede strettamente legato il trattamento degli adolescenti difficili in comunità con un funzionamento mentale tipico di una certa sofferenza, nonché dunque il sottolineare sempre più che la casa famiglia è un luogo di cura privilegiato.
Un obiettivo interno è anche quello della partecipazione dei nostri operatori ad un’attività di ricerca, scientifica, che renda condivisibile una teoria di riferimento.
Il comitato scientifico si riunirà in via cassia il 20 novembre alle 18.
programmato 20 novembre 2008 da 18:00 a 23:00
plenaria
Ottobre 3, 2008
appunti a caldo
Riunione dell’unione delle case famiglia
Metafora concreta
Abbiamo dato molto spazio al concetto di metafora concreta.
I ragazzi al limite hanno un difetto di rappresentazione. non riescono a rendere presente nelle loro mente un’astrazione. la sofferenza in loro è mentale e dunque ricade sul pensiero. Per prendersi cura di loro, prima di un percorso di psicoterapia, è fondamentale la comunità.
La comunità fornisce ai ragazzi delle metafore concrete. Per questo è importante ad esempio che un operatore non si senta svilito se lava i piatti o il bagno. Lui farebbe quello che fa una mamma e dà al ragazzo la possibilità di confrontarsi con qualcosa che altrimenti in senso simbolico e astratto, non gli sarebbe avvicinabile.
Il dispositivo terapeutico della comunità funziona così dunque. Lo psichismo passa per la concretezza…
E l’unico modo di curare il dispositivo psichico è con un altro dispositivo che funzioni come quello psichico.
Tito poi ha molto insistito su tre vettori all’interno della comunità.
La teoria, da concepire come vero e proprio strumento di cura.
Il metodo, da definire sempre e condividere.
Il gruppo, perché la mente dell’adolescente al limite funziona come un gruppo che non comunica e un gruppo che lega è un dispositivo terapeutico. A questo punto tenendo conto di un gruppo del genere basta che un ragazzo partecipi della vita di e con questo gruppo per iniziare a stare meglio…
Abbiamo poi molto parlato delle case famiglia come luoghi di appartenenza. Quest’ultima è importante perché permette ad un certo punto la differenziazione del ragazzo e lo svincolo successivo. In questo senso è un elemento evolutivo. Un altro discorso da prendere molto sul serio, che a mio avviso è fondamentale, è quello della simmetria.
Si cura solo se ci facciamo coinvolgere, se ci facciamo portare dai ragazzi nel loro inferno e li accompagnamo. Questo vuol dire al tempo stesso passare nel nostro inferno, fino alla sensazione di perdersi, che nulla ha più senso, fino al punto massimo di indifferenziazione. E’ qualcosa che coinvolge, detto così, la mente, in un modo eccezionale e che richiede un percorso d’analisi, di supervisione, e chiaramente, un gruppo e una teoria di riferimento fortissimi.
E’ forse l’aspetto che mi colpisce sempre di più, come se la cura di un essere umano, di un’anima, fosse strettamente legata alla nostra cura, ai nostri inferni privati. E anche perché è un discorso molto radicale. Come se dicessi che c’è cura di questi casi limite solo se la partita la andiamo a giocare sul limite massimo della nostra anima, sui suoi burroni…
Settembre 30, 2008
numero zero
Eccolo finalmente! E’ uscito questa sera il numero zero del mensile “Il giornale di Lorenzo”.
Raro esempio di un giornalismo sincero, schietto e senza padroni!
Settembre 29, 2008
UNIONE CASE FAMIGLIA
riunione unione case famiglia
programmato 03 ottobre 2008 da 10:15 a 13:15
Saranno tre anni buoni che non mi presento a questo tipo di riunioni. Me ne ero allontanato perchè ovunque mi girassi… preti e suore. Ed io francamente non ho intenzione di condividere con chi già prepotentemente
occupa tutti gli spazi.
Adesso però pare si decida di un comitato scientifico al quale vengono proposti i casi da parte del servizio sociale… così da poter indicare quale strutture sono le più indicate appunto.
Questa sì che è una buona idea… perché porterebbe l’unione ad essere ciò che dovrebbe essere: un SINDACATO.

